Edizioni italiane cinquecentesche e seicentesche della Historia del Guicciardini

La Storia d’Italia – o Historia d’Italia – di Francesco Guicciardini è una delle opere storiografiche rinascimentali tra le più note ed universalmente stimata. Per quanto non si tratti di una fatica volta a condensare tutta la storia italiana succedutasi fino ad allora, ma anzi vada ad analizzare solamente quarantadue anni di avvenimenti storici (1492-1534), la Historia, divisa in venti libri (i primi sedici più gli ultimi quattro) mantiene un posto di assoluta predominanza nella storiografia italiana.

Francesco Guicciardini (1483 – 1540), autore dell’Historia, è una figura classica del Rinascimento italiano, molto distante però – anche se per alcuni versi invece affine – dal contemporaneo e blasonato Machiavelli.

Viene ricordato e stimato principalmente per il suo ruolo di storico, fu però egualmente per lui importante la carriera politica, la quale influenzò certamente la sua produzione letteraria.

La prima narrazione della sua vita a noi pervenuta è quella scritta da Remigio Nannini (Remigio Fiorentino), curatore dell’Historia fin dal 1562.

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Frontespizio della prima edizione, tratto dal sito dell’Associazione Librai Antiquari d’Italia

La prima edizione, la princeps, della Historia è, giustamente se vogliamo, fiorentina ed esce dai torchi di Lorenzo Torrentino nel 1561. Porta di già la dedica a Cosimo Medici di Agnolo Guicciardini, nipote di Francesco, dove già il nipote pone l’accento su alcuni degli avvenimenti più importanti narrati dallo zio, quali il passaggio di Carlo VIII in Italia.

Nel 1562 appaiono già la prima ristampa sempre del Torrentino e le prime due  edizioni veneziane, per Francesco Sansovino, la cui versione porta le note dello stesso editore, e Giovanni Maria Bonelli. Quest’ultima presenta per la prima volta le annotazioni di Remigio fiorentino, che stese anche la biografia del Guicciardini.

Il 1563 vede una sola nuova edizione, sempre veneziana, appresso Nicolò Bevilacqua, curata dal Sansovino e con le annotazioni di Remigio Fiorentino.

Il 1564 è invece un anno importante, l’anno in cui appaiono per la prima volta gli ultimi quattro libri dell’Historia, e compaiono in entrambe le edizioni che vengono stampate in luoghi assai diversi. Abbiamo sempre Venezia, dove i torchi sono quelli di Gabriel Giolito de’ Ferrari e la presentazione è sempre quella del nipote Agnolo Guicciardini; l’edizione prima emiliana degli ultimi quattro libri è invece parmense, ossia quella di Seth Viotti, che presenta le note di Papirio Picedi.

Nel 1565 vi è solo una ri-edizione veneziana del Bevilacqua, curata da Agnolo Guicciardini e da Francesco Sansovino, la cui unica novità è l’aggiunta di una tavola supplementare rispetto ai sommari.

Una menzione a parte merita l’edizione di Giolito de Ferrari del 1567. Questa infatti assume lo schema“canonico”, o per lo meno quello che la resero famosa, delle edizioni della Historia, ossia il testo principale – qui curato da Remigio Fiorentino – gli ultimi quattro libri e la vita dell’Autore, sempre per il Nannini.

Il 1568 ospita una ri-edizione sia del Bevilacqua che del Giolito, senza novità degne di nota. Il Giolito da alle stampe una ulteriore edizione un anno dopo.

La prima edizione romana dell’Historia, appresso Gioseppe  degli Angioli, porta invece la data del 1572, qui però le storie vengono “ridotte in compendio da m. Manilio Plantedi”, personaggio caduto nell’oblio e ricordato unicamente per questi compendi.

Nello stesso anno il Viotti, a Parma, da nuovamente alle stampe una edizione praticamente identica a quella di cinque anni prima.IMG_4827

È importante l’edizione veneziana di Giorgio Angelieri edita nel 1574. Fu questa infatti la prima a contenere il famoso Giudicio di Thomaso Porcacchi da Castiglione Arretino sopra l’Historia di m. Francesco Guicciardini, che divenne negli anni a seguire parte integrante ed imprescindibile della stessa Historia del Guicciardini. Si tratta di una “recensione” che, mediamente a seconda dell’edizione, occupa tra le 12 e le 16 pagine ed è spesso presentata da frontespizio proprio.

Non si contano successive edizioni fino al 1580, quando ne appare una per Giacomo Sansovino e una presso il Bertano, accompagnata da un giudizio del commentatore Curzio Marinello.

Il 1583 presenta unicamente l’edizione veneziana di Giorgio Angelieri, completa in venti libri, accompagnata dal giudizio del Porcacchi e dalla vita scritta da Remigio Fiorentino.

Nel 1587 esce la versione di Domenico Farri, sempre veneziana, che riprende la classica disposizione vita-giudizio-sedici libri-ultimi quattro.

Nel 1590 vede la luce la versione veneziana di Paolo Ugolino, in due volumi, che la ristamperà uguale due anni dopo.

L’ultima edizione del XVI secolo è quella, sempre veneziana, data alle stampe nel 1599 per Girolamo Polo e che presenta la collaudata triade Guicciardini-Nannini-Porcacchi.

Il ‘600 si apre con la prima edizione trevigiana, appresso Fabrizio Zanetti, del 1604, schema classico.

Nel 1610 appare la versione veneziana di Polo e Rampazzetto, in due volumi, sempre accompagnata da Remigio Fiorentino e Tommaso Porcacchi.

IMG_4828Con l’inizio del XVII secolo assistiamo ad un diradarsi delle edizioni del Guicciardini, forse motivato da una perdita di interesse per una storia che veniva ormai vissuta come lontana nel tempo e in qualche modo slegata ai nuovi accadimenti storici. Forse anche lo stile, molto “classicheggiante” aveva ormai fatto il suo corso, ed i gusti storico-letterari erano ormai orientati verso altro modo di tratteggiare gli avvenimenti.

L’edizione seguente porta infatti come data il 1616, Venezia presso Pietro Maria Bertano, nello schema classico, lo stesso seguito da Agostino Pasini nella successiva edizione veneziana del 1623.

Passano ben diciassette anni prima di rivedere una edizione italiana della Historia, che riappare nel 1640 presso il Baba a Venezia, sempre accompagnata dal Giudicio del Porcacchi.

Segue l’oblio. Fino al XIX secolo il Guicciardini poté vivere unicamente nelle antiche edizioni, specialmente veneziane. Non verranno infatti stampate ulteriori edizioni dell’Historia, né per il resto del XVII, né per tutto il XVIII secolo. Riapparirà, per quanto a noi è noto, solamente nel 1822 e da allora numerose re-edizioni si conteranno.

Non credo che sia alcuno di coloro, c’habbiano fin hIMG_4829ora fatto qualche studio intorno all’historie, il quale, se ha con la sommità delle labra (come è in proverbio) assaggiato la presente, che nella sua lingua natia fu scritta da M. FRANCESCO GUICCIARDINI Gentil’huomo Fiorentino, non sia avidamente tornato a gustarla, & come di bevanda preciosa non habbia voluto satiarsi sin quasi (per cosi dire) all’imbriachezza, imbriachezza non tanto Dionisia, o baccanale, quanto nettarea, & ricevuta dall’intelletto humano per eccesso di pesiero separato dalle bassezze.

(dal Giudicio del Porcacchi, Venetia, Domenico Farri 1587)

 

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