Bibliophilia Blog intervista Luca Salvatelli esperto in manoscritti

La richiesta di collaborazione arrivata dal Dott. Luca Salvatelli mi ha fatto molto piacere, perché ha dato modo di poter – oserei dire, finalmente! – introdurre nel blog la tematica dei manoscritti. Questa chiacchierata è stata davvero molto interessante, invito quindi tutti Voi a leggerla attentamente.

Gentile Dott. Salvatelli, è davvero un piacere. Il Suo curriculum è davvero meritevole. La sua specializzazione è nei manoscritti. Vuole tracciarcene una breve panoramica storica?

intestaTracciare in poche righe un’esaustiva panoramica della storia e evoluzione del libro manoscritto è compito assai arduo. Primo passaggio essenziale da tenere presente, come già indicato negli studi di Weitzmann, è quello della nascita materiale dell’oggetto libro (cui progenitori si possono rintracciare nelle tavolette cerate), del codex e della sua netta distinzione dal volumen, dal rotolo antico greco-romano. Rottura alle cui radici vi si possono rintracciare forti matrici politiche culturali proprie della sempre più influente religione Cristiana, che non influirono solamente sulla forma della nuova tipologia di supporto scrittorio, sulla prassi di lettura e scrittura e illustrazione, ma anche sulle sue caratteristiche materiche, dal momento che se i rotuli erano in preponderanza realizzati in materiale vegetale (papairo), i codices erano formati da fogli membranacei. Da questo momento, del quale si possono annoverare volumi superbi quali il Virgilio Vaticano o il Virgilio Romano (IV secolo), la storia del manoscritto procederà con evoluzione inesorabile fino alla seconda metà del XV secolo, ormai soppiantata dal libro a stampa. Evoluzione che interesserà sia elementi codicologici (dimensioni, tipologia del  supporto scrittorio, della legatura), paleografici, ma anche decorativi e figurativi, e le cui tappe possono essere brevemente riassunte attraverso episodi salienti quali l’Evangelizzazione delle Isole Britanniche e i libri di Kells o Lindisfarne e le loro pagine tappeto, la Renovatio Carolingia e la nascita della carolina con l’Evangelario di Godescalco, la Bibbia dell’Incoronazione; l’età ottoniana e lo scriptorium imperiale monastico di Reichnau, la costituzione dell’ordine cistercense e degli scriptoria di Corbie e Citeaux con la Bibbia di Stefano Harding, e i Moralia in Job e le loro iniziali abitate e caleidoscopiche; la fondazione delle università e la necessità dei una nuova tipologia testuale: il manoscritto universitario; la nascita degli ordini mendicanti nel XIII secolo e le bibbie di predicazione o da bisaccia di “formato tascabile”, o ancora i codici laici realizzati per Federico II di Svevia quali il De arte venandi cum avibus; i manoscritti dei fratelli Limbourg propri del gusto del gotico cortese come Le Très Riches Heures du Duc de Berry; fino ad arrivare alla costituzione del manoscritto umanistico e dell’elegante, ma allo stesso tempo assai sobria, decorazione a bianchi girari dei manoscritti realizzati dall’atelier fiorentino di Vespasiano da Bisticci.

Può inquadrare lo stretto legame che intercorre tra manoscritti e libri antichi?

Il libro antico può essere considerato il diretto discendente dei libri manoscritti, in linea generale la sua naturale evoluzione, le cui cause si devono ricercare all’interno del mutato clima culturale europeo. Tuttavia il cambiamento seppur radicale dal punto di vista intellettuale e tecnica non si sostanziò in una rottura, in un rigetto della produzione manoscritta, si pensi particolare in linea di continuità agli incunaboli stampati su pergamena, o al caso della produzione di volumi classici di Pannartz e Schweynheym dove identica appare l’impostazione del frontespizio rispetto all’antiporta all’antica presente nei manoscritti umanistici coevi come quelli delle librarie di Federico da Montefeltro, Lorenzo il Magnifico, Malatesta Novello, o ancora dove la realizzazione dell’apparato decorativo e delle lettere capitali fosse ancora affidata al miniatore. Se all’apparenza manoscritti e libri antichi possono sembrare due oggetti simili, tuttavia enorme e la differenza che intercorre, in particolare sotto il profilo culturale che sta alla base della stesura di un manoscritto, soprattutto se si tiene a mente che ogni codice è un unicum. Infatti anche tra i volumi universitari del Duecento e Trecento, spesso realizzati tramite il sistema della pecia, non esiste un manoscritto uguale a un altro per pregevolezza della committenza, qualità del supporto scrittorio, grafia del copista, caratteristiche della decorazione (quando e se presente) di penna e/o pennello.

La catalogazione, così nei manoscritti come nei libri antichi, è fondamentale. Ci può spiegare perché e come si esplica nella Sua attività?

convegnoLe attività di schedatura, inventariazione, catalogazione, sono da intendersi come essenziali attività propedeutiche alla tutela del nostro patrimonio librario. Infatti come sostenuto da Cesare Brandi prima di operare sul manufatto storico artistico è necessario indagarlo, conoscerlo, e riconoscerlo. Catalogare un manoscritto significa esplorare scrupolosamente il manufatto sotto diversi aspetti paleografici, codicologici, storico-artistici, confrontare i dati ricavati con altri già desunti o reperibili in bibliografia. E’ un lavoro di pazienza, di riflessione da effettuare con gradualità prestando attenzione a ogni minimo particolare utile all’estensione della scheda, da considerare non come momento finale della ricerca, ma come punto di meditazione sempre in divenire. Attività funzionale a far progredire l’esperienza catalografica, come distintamente espresso qualche anno fa (2009) all’interno del convegno internazionale La catalogazione dei manoscritti miniati come strumento di conoscenza: esperienze, metodologia, prospettive, da mero strumento di raccolta di dati intorno all’oggetto libro a occasione di approfondimento attraverso una schedatura mirata, versatile che tenga conto delle differenti tipologie librarie, funzioni, destinazione d’uso e cronologia. Catalogare un manoscritto significa indagarlo, porre le corrette domande, alle pagine, alle illustrazioni che foglio per foglio scorrono davanti ai nostri occhi, cercare di ridargli il corretto significato, socchiudendo una porta sul passato, sul passato della nostra cultura, aggiungendo un piccolo nuovo tassello al quadro fin’ora descritto. Catalogare manoscritti fornisce altresì la possibilità di far riemergere parte del nostro ingente patrimonio librario, spesso ancora sommerso, ma che necessita di una più attenta e scientificamente fondata attività di conservazione e divulgazione.

In fase preparatoria dell’intervista, dicevamo dell’importanza dei miniati. Ce ne può parlare meglio, portando magari qualche esempio?

Con il termine miniatura, si designa l’apparato illustrativo e semplicemente decorativo del libro manoscritto, termine usato per estensione da minium, pigmento di colore rosso con i quali si era soliti vergare i tituli correnti, l’indicazione di paragrafo e capitolo. Volendo tralasciare i codici esclusivamente corredati di apparati decorativi esornativi, intendendo con tale termine le iniziali e i fregi filigranati, o realizzati a motivi vegetali, che rimangono per noi catalogatori termini essenziali di confronto, nonché di datazione topica e cronica, vorrei soffermarmi sul i manoscritti miniati corredati di un apparto figurativo sia questo costituito da miniature tabellari, immagine dedicatorie o più diffusamente nei capilettera. In tali casi testo e immagine si compenetrano tramite una fitta interrelazione, si completano vicendevolmente divenendo l’uno ausilio e commento all’altro, chiarificazione di quanto già espresso attraverso l’altro mezzo espressivo. medianaPertanto la  miniatura, che segue necessariamente l’evoluzione del libro manoscritto fin dai suoi primordi, ne costituisce, dove presente, una parte essenziale, un poliedrico e mutevole elemento vitale per la piena decodificazione del manoscritto. Per essere più chiari, per esempio, volendo volgere l’attenzione ai manoscritti miniati di ambito scientifico-filosofico, il mio precipuo campo di ricerca, l’illustrazione presente nei rotuli scientifici astronomici astrologici, matematici ellenistici (papyrus stile) risulta essenziale per la comprensione del trattato, tale stretto rapporto ontologico sintattico e visivo tra parola e immagine. Per la sua centralità tale dato rimarrà immutato anche nei codices di analogo argomento e addirittura approfondito e rafforzato tramite la forma del Builter codex, nel quale un foglio e riservato al testo scritto e quello a lui subito affiancato alla sua raffigurazione, figurazione che spesso completa, commenta la parte scritta con informazioni aggiuntive. Lo stesso si può ancora sottolineare per i codici matematico geometrici ove i diagrammi e gli schemi dimostrativi, siano essi inseriti nella colonna di scrittura o nel a margine, nel bas-de-page risultano parte essenziale per una corretta interpretazione. Un’analoga funzione assolvono le differenti tipologie di iniziali distinte, seguendo la classificazione stilata da Pächt, in abitate, istoriate, o caleidoscopiche. Così per esempio il capolettera istoriato I di In Principo del Genesi riportando inscritte in clipei le rappresentazioni dei giorni della Creazione, fornisce non solo una rappresentazione sintetica, ma anche un chiarimento, un’esegesi in figura di quanto riportato nel passo vetero testamentario. Il manoscritto miniato, in cui parola e immagine si coagulano in un unicum assolutamente irripetibile, non è altro che uno dei più alti frutti della cosmopolita civiltà e poliedrica cultura medioevale, proprio di una società che ha elevato l’immagine, la sua densità comunicativa e il suo potere a medium privilegiato. E’ in tale prospettiva che si inserisce il continuo dialogo, circolazione, prestito di modelli tra arte monumentale e manoscritti miniati, che risultano pertanto parte fondamentale della produzione artistica medievale europea.

Sempre in riferimento ai manoscritti, specialmente ai miniati, il loro “impatto” sul pubblico è spesso motivato forse solo da ragioni estetiche. Può dirci il Suo punto di vista in merito?

Sicuramente per il vasto pubblico la fascinazione verso i manoscritti miniati è senz’altro data da ragioni esclusivamente estetizzanti. Alquanto assente rimane quasi sempre la comprensione del dato storico, culturale insito in tali manoscritti, così come delle vicende storico artistiche, spesso intrinsecamente legate all’arte monumentale, che ne ha portato alla loro produzione. Ciò è sicuramente a mio avviso il portato di due fattori. Primo punto, l’assenza, in maggior parte dell’opinione comune, di una visione cronologica e differenziata dell’Età Medioevale, spesso ancora considerata come un monolitico blocco culturale. Secondo la mancanza di un’educazione al libro antico, al libro manoscritto e al libro miniato, oggetti che ancor oggi rimangono esclusi dalla visione del vasto pubblico, tranne in rari casi, in cui volumi esposti chiusi, mostrando le loro legature, il più delle volte non coeve, o aperti  una singola pagina illuminata impossibilitati a comunicare il loro messaggio, la loro vera natura e ragione di essere.

Per la diffusione della conoscenza su questo tema, il cui discorso vale anche per i libri antichi, non si può prescindere oggi dalla digitalizzazione. Lei che rapporto ha con questo genere di “conservazione” e diffusione?

Riallacciandomi a quanto appena esposto, sia sotto il punto conservativo, sia di maggiore diffusione i progetti di digitalizzazione, che si stanno portando avanti in Europa appaiono sicuramente essenziali e imprescindibili sotto differenti prospettive. Dare la possibilità a chiunque di poter sfogliare, tramite la digitalizzazione, un antifonario, un messale, o qualsiasi altro libro manoscritto senza alcun pericolo di danneggiamento può fornire un incremento culturale sensazionale nella  della conoscenza del libro antico. D’altro canto l’espansione di banche dati di immagini digitalizzate ad alta risoluzione di biblioteche di conservazione come Mandragore, o Enluminures o ancora l’attuale processo di digitalizzazione dei fondi manoscritti della Biblioteca Apostolica Vaticana, solo per fare alcuni esempi, offrono oggi risorse assolutamente essenziali nell’attività di schedatura, ricerca e catalogazione dei fondi manoscritti moltiplicando le possibilità dei confronti possibili, dando la facoltà di indirizzare in modo più proficuo l’indagine, circoscrivendo l’analisi autoptica solo ove si rivela indispensabile per lo studio che si vuole condurre, minimizzando sia i costi, sia gli stress fisici o i dannosi sbalzi nei parametri termo-igrometrici ai materiali consultati. Non togliendo nulla alla digitalizzazione, che come ripeto ancora una volta risulta essere fondamentale in termini di conservazione e di valorizzazione, reputo il contatto fisico, l’analisi autoptica del manoscritto tappa di studio irrinunciabile per noi catalogatori. Solo sfogliandolo, fascicolandolo, toccando la pergamena e analizzando le sue imperfezioni di lavorazione, osservando con la lente il lavoro del miniatore e del calligrafo particolari, l’andamento della linea di scrittura e la disposizione della specchio scrittorio, ricostruendo il progetto dell’ordinator, si potrà avere piena contezza della sua struttura, della sua essenza.

Bene, io direi che per concludere questa bellissima chiacchierata se vuole può lasciarci tutti i suoi contatti.

Per chi volesse contattarmi questi sono i miei recapiti di posta elettronica salvatelli_luca@yahoo.it; salvatelli@unitus.it. Per avere una lista aggiornata delle mie pubblicazioni date alle stampa e in via di pubblicazione si può consultare la mia pagina su Academia.edu: https://kataclima.academia.edu/LucaSalvatelli

bioLuca Salvatelli, Professore di Storia dell’arte, Dottore di ricerca, Cultore della materia in Storia dell’Arte medievale e della miniatura presso l’Università degli Studi della Tuscia, e Catalogatore esperto di codici miniati del XIII, XIV e XV secolo. Il suo peculiare campo d’indagine si è rivolto in questi anni allo sviluppo della cultura scientifica, medica e filosofica tra XIII e XIV secolo e alla corrispondente produzione miniata. Ha condotto i sui studi in biblioteche di conservazione in Italia, Francia, Germania, Inghilterra e Spagna, dando alle stampe tali risultati in monografie e riviste specializzate italiane e straniere. Ha collaborato con l’Istitituto Storico Italiano per il Medioevo nella ricerca e redazione del volume sulla miniatura a Roma nel ‘200; nel progetto di catalogazione delle biblioteche scientifiche papali di XIII e XIV secolo. Attualmente è impegnato nella schedatura del fondo Urbinate Latino della Biblioteca Apostolica Vaticana. Presta altresì consulenza tecnico-scientifica al Museo del Colle del Duomo di Viterbo, nonché in case d’aste internazionali.

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