Delli accidenti del mondo… il Triompho di Fortuna di Sigismondo Fanti

1I cosiddetti libri di sorte, o libri di ventura, rappresentano un topos della produzione editoriale rinascimentale e il risultato di una vera e propria “sottocultura” dell’epoca. In questi testi, che abbracciano la divinazione e al contempo la facezia del gioco, si risponde a domande che l’uomo del tempo si poneva sulla vita, sulla propria sorte.

Un vero e proprio capolavoro del genere è il Triompho di Fortuna di Sigismondo Fanti ferrarese, dato alle stampe a Venezia nel gennaio 1527 per Agostin da Portese (ossia, Agostino Zanni o De Zannis) su istanza di Iacomo Giunta mercante fiorentino.

Sull’autore, Sigismondo Fanti, vi sono ben poche informazioni certe. Nato a Ferrara alla fine del XV secolo è principalmente ricordato proprio per questa opera. Noto per le sue capacità di matematico, astronomo ed astrologo, mandò ai torchi uno dei testi più misteriosi ed affascinanti della produzione libraria rinascimentale italiana ed europea tutta. In sole 128 carte, per lo più disposte in quaderni, il Fanti andò a riversare una vera e propria cosmologia umana, per mezzo di settantadue domande che l’ipotetico uomo degli inizi del ‘500 può porsi circa l’organizzazione sociale, la realizzazione della propria individualità e la sfera privata e personale. Il tutto curato da un misteriosissimo Mercurio Vannullo Romano, nome perso nell’oblio e nominato solamente nel Triompho.

Passiamo alla disposizione vera e propria dell’opera, tipograficamente a mezza via tra l’incunabolo e la cinquecentina.

Il frontespizio-antiporta, interamente xilografico in rosso e nero, è sovente fatto risalire ad un’opera del pittore Baldassarre Peruzzi (ciò in virtù del ritrovamento del disegno preparatorio di tale frontespizio, conservato oggi ad Oxford). Vi si nota subito Atlante che sorregge il globo, sul quale siede un papa, sicuramente Clemente VII cui l’opera è dedicata. A formare una sorta di rombo – o croce – immaginario al centro del foglio, troviamo quindi il suddetto globo terrestre, l’astrolabio, l’orologio e il dado. Metafore della vita preda del tempo e del caso. Il globo a sua volta è in precario equilibrio dinamico tra una figura virtuosa di donna alata, virtus, e un demone dalle corna, voluptas, che cerca di rovesciare Clemente seduto, con la virtù a compensare la spinta demoniaca. Si ipotizza che l’anziana figura che tiene l’astrolabio si possa identificare invece con Sigismondo Fanti.

Seguono dedica al Pontefice e proemio con regole di applicazione ed esempi.

Il libro vero e proprio è diviso in sei sezioni:
– Le dodici Domande con relative note del Vannullo;
– Le dodici Fortune, ricavate dalla Rosa dei Venti;
– Le dodici Casate-famiglie nobiliari italiane;
– Le settantadue Ruote, esplicate in animali, divinità, arti e virtù;
– Le trentasei Sfere astrologiche (queste ultime, con le Ruote, sono corredate da più di seicento ritratti di personaggi antichi e contemporanei al Fanti);
– I settantaquattro Responsi, resi da, rispettivamente, sessantatre astrologi e undici sibille.
Queste sezioni sono i passaggi obbligati cui arrivare alle risposte esatte delle domande preliminari. Il lettore è guidato a districarsi in questo complesso universo astrologico per mezzo della consultazione dell’ora e del tiro dei dadi (richiamo al frontespizio).
Ultima carta, il colphon con registro e marca tipografica Giunta, con giglio e monogramma I.A. (Iacobo Antonio molto probabilmente, ossia il famoso Lucantonio, per cui si pensa che la I. potrebbe essere uno screzio della matrice per cui le iniziali avrebbero dovuto essere L. A.).

Tipograficamente parlando, si tratta senza dubbio di una edizione splendida, interamente illustrata su legno. Non vi sono attribuzioni certe su chi sia stato il reale autore delle xilografie, vi sono alcuni studiosi che ipotizzano un lavoro eseguito da più mani. Unico “appiglio” il monogramma IM al frontespizio, ma anche su questo si sono battuti vari sentieri per arrivare ad una conclusione certa, senza però riuscirci (da segnalare che la copia battuta daChristie’s, di cui si dirà in seguito, suggerisce una possibile attribuzione a Dosso Dossi).
Il significato reale dell’opera è più recondito. Vi è unanimità invece nel ritenere quelle che sono considerate delle vere e proprie profezie una anticipazione delle ben più note quartine di Nostradamus.
Recenti ri-letture hanno portato a ritrovare nel Fanti divinazioni circa la guerra in Iraq, la morte della Principessa Diana e considerazioni su Diego Armando Maradona. Ma queste sono, a parere di chi scrive, spregiudicati voli pindarici.

Certo è che si possa definire il Triompho con una manifestazione compiuta dell’epoca della sua stesura. Tra le righe si possono leggere infatti tutte le paure e le incertezze del mondo rinascimentale unite alla speranza – o illusione? – di poter controllare la fortuna e di indirizzare il caso. Il tutto secondo gli oscuri dettami dell’astrologia.
Altri temi che vi rileggono sono le cadute “morali” che si riscontrano in quegli anni burrascosi, dovute all’ascesa di nuove credenze religiose e dall’affermarsi dei valori borghesi, cui Fanti sembra rimpiangere i valori passati dell’eroismo e delle imprese militari e cavalleresche.
C’è chi ha voluto intravedere nell’opera una sotterranea accusa alla nascente modernità e una difesa nostalgica della società feudale.
I problemi interpretativi però la fanno, e si presume la faranno sempre, da padroni. Il Fanti ha creato un’opera misteriosa dove molteplici piani storico-scientifico-culturali si accavallano e si fondono, con il risultato di un’opera di “impossibile decifrazione” certa ed univoca.
Ma, probabilmente, come tutte le opere di questo genere, è questo il suo reale, e maggior, pregio.

Riguardo il valore dell’opera possiamo segnalare una passata vendita ad un’asta di Christie’s. La copia in oggetto presentava una legatura moderna ed alcune “lacune”, ossia restauri e carte mancanti, in alcuni casi sostituite da quelle corrispondenti ma di altre edizioni, in altri da fac-simili. Prezzo di aggiudicazione: poco meno di 12.000 euro (si parla del 2010).
Attualmente sul mercato è proposta unicamente da una rinomata libreria antiquaria italiana, in più che buone condizioni conservative e rilegata in moderno marocchino, per 55.000 euro.

NOTA: Le fotografie che andiamo a riproporre provengono dalla ristampa 1968 della prima edizione in prima tiratura, ossia quella che al colophon indica il 1526 come data di stampa.

 

 

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