Il Corano di Sangue di Saddam Hussein

corano
Antica copia di Corano manoscritto

Oggi andiamo a presentare una storia certamente macabra, per molti versi interessante e controversa. Parliamo del non molto famoso “Corano di sangue” di Saddam Hussein.
Quasi una sorta di leggenda – sono infatti in molti a criticarne e metterne in discussione la veridicità – assume a vera e propria dimostrazione della megalomania del dittatore iracheno.

Vediamo quale dovrebbe essere la storia. La versione più conosciuta è quella secondo cui Saddam, prossimo a compiere sessant’anni nel 1997, decide di ringraziare Allah dopo che un serio attentato, a fine ’96, aveva quasi miracolosamente lasciato indenne il figlio Uday.
Hussein, discorrendo dei vari pericoli corsi nella sua vita e in quella della sua famiglia, sosteneva di aver, in ogni caso, versato poco sangue e perciò decide di farsene prelevare una grande quantità (si parla di circa 24-27 litri) che possa essere poi riutilizzato come inchiostro per la realizzazione di un Corano manoscritto, articolato in 114 capitoli e più di 300.000 parole.

Per questa opera il dittatore ingaggia il calligrafo artista iracheno Abbas Shakir Joody al-Baghdadi. Dopo due anni di costanti prelievi effettuati in gran segreto da un misterioso infermiere, la quantità di sangue prelevato venne considerata adeguata da Saddam, che commissiona la stesura di questo manoscritto al calligrafo, il quale si mette subito al lavoro, spesso sotto la supervisione del committente stesso.
L’opera sarebbe arrivata a conclusione entro la fine del XX secolo e custodita gelosamente in una cripta nella Moschea di Baghdad, dove tuttora è custodita, per mezzo di notevoli misure di sicurezza. Saddam stesso lo fece riporre in una teca appositamente creata la cui apertura è possibile solo per mezzo di tre distinte chiavi, da lui affidate a tre distinte autorità civili e religiose dell’epoca.
Sin dall’inizio di questa “avventura” e così fino ad oggi, né l’infermiere né il calligrafo si sono mai resi disponibili a rilasciare dichiarazioni in merito ai servigi resi per rendere possibile la scrittura del Corano di Sangue.

IRAQ
Saddam Hussein esamina una copia del Corano (non il famoso Corano di Sangue)

La realizzazione dell’opera è stata al centro di numerose polemiche, in primis circa la “blasfemia” di riportare un testo sacro per mezzo di sangue umano, un gesto che potrebbe celare una volontà di elevazione della persona in questione a rango divino, piuttosto che di rendere grazie alla divinità.
Ancor più controverso è l’aspetto tecnico: in molti reputano impossibile l’estrazione di più di venti litri di sangue in due anni, così facendo si andrebbe in contro a certe anemie di notevole gravità.
Un esperto di donazioni sanguigne americano ha sentenziato che per donare circa venticinque litri di sangue senza incorrere in patologie importanti occorrerebbero almeno nove anni.
Da qui il dubbio che il sangue utilizzato per scrivere questo Corano non sia interamente di Saddam Hussein, che possa quindi essere stato mischiato con altro sangue o addirittura diluito con altri liquidi. In questi casi le accuse di blasfemia si fanno ancora più virulente.

Dal rovesciamento e dall’esecuzione di Saddam, comunque, il prezioso reperto pare essere ancora custodito, nella sua destinazione originale, all’interno della moschea di Baghdad, occultato alla vista di curiosi e studiosi. Vi sono stati molti interrogativi su come gestire una così “scomoda” e al contempo “affascinante” testimonianza. Tra le accuse di empietà, la paura che la distruzione del Corano di Sangue possa scatenare pesanti ripercussioni politiche nell’area e la volontà di valorizzare quest’ “opera d’arte”, niente ancora si è mosso.

Si erano addirittura accavallate voci di svariati musei in gara tra loro per poter fare proprio il Corano di Saddam, il cui valore storico ed artistico, nel bene e nel male, è indubbiamente alto. La valutazione di un simile oggetto non può che attestarsi su molti milioni di dollari, anche in virtù dell’indubbia appetibilità collezionistica.

Non resta quindi che attendere sviluppi, il che in ogni caso non sarà di certo facile né immediato, considerata la grande “instabilità politica” che attanaglia il paese.

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