Il furto di libri antichi: analisi e considerazioni

La Carnegie Library di Pittsburgh come la Biblioteca dei Girolamini di Napoli. Un’altro ‘spettacolare’ furto di enormi proporzioni che porta a riflettere su un fenomeno mai sopito: il furto di libri antichi.

Il furto nella famosa biblioteca di Pittsburgh è stato reso noto nella seconda metà di luglio, anche se in realtà si tratta di un sacco protrattosi per un gran numero di anni. Al centro della vicenda Greg Priore, archivista, e John Schulman, libraio al Caliban Book Shop e membro dell’International League of Antiquarian Booksellers.
Per una ventina d’anni, Priore – ovviamente sotto compenso – trafugò e smembrò numerose pubblicazioni antiche per poi farle uscire dalla Carnegie, destinazione: John Schulman.

Svariate decine di migliaia di dollari furono versati dal titolare di Caliban Book Shop all’archivista bibliotecario, in cambio di circa 300 volumi pregiati che Priore negli anni depredò dalla prestigiosa biblioteca di Pittsburgh.
Tra i titoli cui si fa riferimento anche una copia dei Principia di Newton, Philosophiae Naturalis Principia Mathematica, ceduto per 95mila sterline ad un libraio inglese, ignaro della provenienza. Il totale dei libri trafugati sarebbe stato valutato in oltre 8 milioni di euro di valore commerciale.

Si allega copia di un rapporto in cui la vicenda è sommariamente descritto, con riferimento a molti dei titoli sottratti (Schulman & Priore Warrant).
(Uno speciale ringraziamento va agli amici americani di Rare Book Cafe, che hanno condiviso un interessantissimo rendez vous in streaming sull’argomento)

Non si vuole qui entrare nel merito di questo ennesimo ‘caso’, le cui rassomiglianze con la nostrana vicenda relativa al saccheggio della Girolamini sono molteplici – seppur non lineari – ed evidenti.

Piuttosto appare interessante cercare di scavare più a fondo del fenomeno stesso – il furto di libri antichi nelle librerie -, fenomeno non certo in calo e di dimensioni e risvolti preoccupanti.

Esempio di opera smembrata da Schulman e Priore

Tristemente bisogna constatare come in quasi tutti i casi di questo genere i professionisti della vendita di libri antichi rivestano un ruolo chiave.
Se da un lato è vero che la Carnegie non effettuava un serio inventario da circa ventisei anni, il che presta purtroppo il fianco a sottrazioni impunite, è altresì manifesto come nella maggior parte dei casi chi depreda una biblioteca – dall’interno – lo faccia per il mero fine di un ricavo personale; ossia, si ruba in biblioteca perché si sa di disporre di una rete (nemmeno troppo) sommersa che può ‘riciclare’ i volumi trafugati.

Ora, sia nella vicenda Carnegie che in quella Girolamini, il dato più preoccupante è il numero, ed il calibro, di professionisti librai che si sono trovati implicati. Certamente molti in buona fede, altri palesemente sapendo che materiale andavano a trattare.

È un fatto che spesso le biblioteche non dispongano di sistema di sicurezza adeguati a salvaguardare il patrimonio librario che custodiscono, specialmente in riferimento alle opere antiche e pregiate. Un semplice scanner posto all’ingresso non è di certo uno strumento atto a debellare questi incresciosi accadimenti. Ma è altresì vero che, di base, un ruolo chiave come quello di responsabile dei fondi antichi e pregiati si ritrova sempre in una posizione ‘predominante’ anche rispetto all’istituzione che rappresenta. Priore, esattamente come De Caro prima di lui, dall’alto della sua posizione agiva indisturbato nella sua opera di saccheggio, forte anche della scarsa sicurezza del luogo e della mancanza di interventi ragionati di inventario interno (si pensi che la Carnegie non effettuava un inventario, con annessa stima di valore, da almeno 26 anni).

Ma perché il responsabile di un fondo antico, che si presuppone debba essere mandatario di valorizzazione e conservazione del materiale che custodisce, finisce per trasformarsi in un distruttore di tale fondo? Fosse per ‘cultura personale’ o per (malato) ‘collezionismo’ sarebbe una storia diversa; si tratta, invece, sempre e solo di una spinta mercantile.

Quasi sempre questi furti avvengono su commissione o in ‘associazione’ con mercanti di libri, i librai.
Ora, rientrando nella categoria, non è certo facile approfondire questo aspetto. Ciò nonostante una presa di coscienza è necessaria, bisogna purtroppo ammettere che nella stragrande maggioranza dei casi questi furti sono ‘stimolati’ dal libraio di turno che sa già come, dove e a chi piazzare le opere rubate.

La vicenda dei Girolamini è emblematica. Pur non citando il collaterale caso del “falso Galileo” (Leggi qui), le carte giudiziarie parlano di innumerevoli rapporti tra il De Caro e numerosi – e rinomati – professionisti librai italiani. Oltre alla ‘semplice’ rivendita dei titoli sottratti alla Girolamini, si faceva anche riferimento agli espedienti per camuffare la provenienza dei libri (lavaggio dei timbri, asportazione di specifiche carte, ecc.).

Le disdicevoli condizioni della Girolamini nell’ “era” De Caro

Per quanto riguarda la Carnegie, è impressionante l’elenco di professionisti che vennero a contatto con le opere rubate, anche se nella maggior parte delle volte senza realmente sapere la provenienza delle stesse.

Ed è proprio qui il fulcro della questione: la provenienza di un libro. Un libraio antiquario non può prescindere dalla conoscenza della storia dell’esemplare che pone in vendita. In realtà, tra colleghi, è spesso prassi non chiedere circa la provenienza dell’opera che si acquista, dettata anche da una sorta di bon ton, più che giustificato ma che può condurre al verificarsi di spiacevoli situazioni.

Personalmente, come esperto in una casa d’asta, non di rado mi è capitato di ricevere libri ‘sospetti’: frontespizi con timbri evidentemente lavati, rilegature ‘dubbiose’, annotazioni di possesso facenti riferimento a biblioteche non estinte, ecc. Ovviamente in questi casi non si può procedere all’acquisto o alla presa in carico di tale materiale.

La conoscenza, inoltre, delle banche dati dei materiali trafugati nel corso degli anni è imprescindibile. Sia nel caso della Carnegie che in quello della Girolamini, gran parte del materiale sparito è tuttora dato per disperso.

È inoltre il caso di evidenziare come la pretesa di rigore da parte delle Associazioni di categoria debba essere sempre fortissima. A fronte di tali comportamenti, gli individui in questione devono essere allontanati dal mondo dei professionisti del libro, così come i regolamenti di case d’asta, librerie antiquarie ed associazioni di librai dovrebbero spendere più di due righe nel richiedere che il materiale proposto sia stato preventivamente vagliato e che si possa vantare di documentazione precisa circa il reperimento dello stesso e la relativa storia del libro.

Purtroppo, è chiaro, una soluzione a portata di mano, adeguabile ad ogni circostanza, non è nella tasca di nessuno. Casi come questi però devono necessariamente essere presi ‘ad esempio’, per un ragionamento più approfondito su come evitare nel futuro il ripetersi di tali misfatti, sul ruolo che i professionisti devono ricoprire e svolgere nei confronti di questi accadimenti e su come fornirsi tutti di sistemi che possano eliminare il problema, o quanto meno sfavorirlo il più possibile. Partendo dal presupposto che, come sempre, è solo una questione di denaro.

4 thoughts on “Il furto di libri antichi: analisi e considerazioni

  1. Temo che situazioni analoghe siano accadute (e probabilmente ancora accadono) a Bologna.
    Di recente mi è capitato di aver bisogno di un libro da consultare per il mio dottorato, che si doveva trovare in una delle biblioteche universitarie. Con l’ausilio di un mio ex professore, abbiamo chiesto se fosse possibile prenderlo in prestito, scoprendo così che era sparito. E si trattava di un volume in folio… dal suddetto professore ho scoperto che è capitato altre volte, sono scomparsi libri abbastanza rari, magari che erano la sola copia esistente in Italia o cose simili. Un sistema di sicurezza c’è e dal 2000 certi volumi non possono essere presi a prestito, quindi com’è possibile? Di certo, un inventario come si deve non viene fatto da molti anni e la catalogazione è pessima e confusa, passata di gestione in gestione senza criterio. I libri che nessuno maneggia da anni finiscono nel dimenticatoio, finché non arriva una disgraziata (io, nel qual caso), che deve rispolverare per ricerca un qualcosa non toccato dagli studiosi per sessant’anni o più e scopre che è “scomparso”.
    I problemi ci sono dappertutto, ahimé, più o meno gravi, ma ci sono

    1. Buongiorno, grazie per il contributo. Purtroppo si tratta di fenomeni molto sottostimati – se non dagli ‘addetti ai lavori’ e nemmeno poi da tutti – e che lasciano un velo di tristezza e rabbia. La sua testimonianza è importante, per quanto drammatica, meriterebbe un approfondimento serio. La ringrazio, cordialmente F. M.

  2. La cosa più incredibile di questa e di altre storie simili è che si tratta di furti organizzati proprio dalle stesse persone incaricate di proteggere tale patrimonio, persone che più di altri dovrebbero avere a cuore la tutela e conservazione di quanto lasciatoci in eredità da chi ci ha preceduto. F.P.

    1. Buonasera, ha ragione. Purtroppo l’occasione fa l’uomo ladro ed in questi casi le occasioni sono state molto ‘allettanti’ da parte di chi avrebbe poi provveduto allo smercio delle opere trafugate.

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