La battaglia d’amore in sogno di Polifilo

È reputato come il “libro più bello del Rinascimento”, un capolavoro letterario-tipografico capace di condensare in poco più di duecento pagine il più alto standard “editoriale” dei secoli XV-XVI in Italia.

Si tratta ovviamente dell’Hypnerotomachia Poliphili e della sua prima edizione del 1499, uscito dai torchi veneziani di Aldo Manuzio.

L’attribuzione corrente e più quotata circa l’autore, anonimo nell’opera, si ricava dall’acronimo formato dai capilettera iniziali dei trentotto capitoli: “Poliam frater Franciscus Columna peramavit” (fratello Francesco Colonna amò intensamente Polia). Francesco Colonna stesso può riferisci ad un nobile romano dell’epoca così come ad un frate domenicano veneziano. Altre teorie “minoritarie” citano come probabili autori Pico della Mirandola, Leon Battista Alberti e Lorenzo De Medici.

Il libro riprende la tradizione eroica del romanzo cavalleresco, declinata in stile e forma onirica. Polifilo (“colui che ama tutte le cose”) narra le varie peripezie che lo portano alla conquista dell’amore della ninfa Polia (“la moltitudine delle cose”). Vi è ovviamente un significato più recondito e simbolico, manifesto già anche dal nome del protagonista, ossia l’amore per la conoscenza proprio del Rinascimento e la ricerca della saggezza che parte dalla cultura classica.

Stilisticamente, l’opera è di alta erudizione e linguisticamente eterogenea: vi si mischiano italiano delle regioni settentrionali (venete) e latino, con vari richiami in lingua araba ed ebraica oltre a fittizi geroglifici egizi.

L’opera è adorna di 172 magnifiche xilografie, anche a piena pagina, correntemente attribuite al padovano Benedetto Bordon, per quanto anche su questo aspetto l’attribuzione sia ancora del tutto incerta e senza prove documentali forti.

Tipograficamente, si tratta di un armonioso incunabolo di fine XV secolo, con alcune particolarità che ne accrescono il valore. Il carattere Romano con cui fu composto proviene dal Griffo (Francesco) ed era già stato precedentemente utilizzato in altre opere dell’officina aldina.

Il libro è stato, sin dalla fine del XIX secolo, uno delle opere più stimate e ricercate. Analizzato sia per la cura tipografica che per il suo significato simbolico, da alcuni studiato anche in chiave psico-analitica, è diventato oggetto di vari studi sulla dimensione del sogno e sul sincretismo filosofico e letterario.

Scendendo al piano bibliofilo e collezionistico, stiamo parlando di una delle opere più ricercate, se non agognate, nonché difficilmente reperibili, proposte raramente sul mercato.

Chi scrive ha avuto la fortuna di poterne tenere tra le mani un bellissimo esemplare presso una collezione privata, oltre ad una ristampa di lusso degli anni 60 del ‘900.

Ad oggi, come non è difficilmente immaginabile, non vi sono proposte di quest’opera presso librerie, ma si registrano alcune proposte di vendita presso passate tornate d’asta internazionali (lotti quasi sempre aggiudicati).

Attualmente, un’ottimo esemplare completo può essere stimato, a seconda di vari fattori, tra i 200.000 e i 450.000 euro (sul mercato sovente compaiono anche alcune delle singole xilografie a piena pagina, vendute spesso tra i 1.000 e i 2.000 euro).

Meriterebbe una menzione a parte la seconda edizione, sempre veneziana, del 1545 per gli eredi di Aldo Manuzio, reputata addirittura più rara della prima e con aggiudicazioni correnti che si aggirano sui 50.000 euro.

Di seguito alcune immagine trovate in rete.

3 thoughts on “La battaglia d’amore in sogno di Polifilo

  1. Riapriamo il dibattito sull’autore? Io continuo a tenere le porte aperte. Di letteratura su questo libro ce n’è in abbondanza, però…

  2. In effetti il tema, oltre che ad essere controverso, è davvero affascinante! Uno dei libri veramente più belli mai stampati… e anonimo! Ma forse questa è una delle particolarità che lo rendono tale!

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