La schedatura dei libri antichi: nozioni di base

libro-nel-mondo-anticoLa schedatura di un libro antico è la patente che contraddistingue il bravo libraio dal mediocre venditore di libri. Non si esagera se la si eleva al rango di “virtù”.

Le opere che si vanno a proporre per la vendita devono, sempre, essere correttamente analizzate e descritte con la puntigliosità di un ritrattista.

Come linea di principio base, la schedatura deve tendere al “tecnico”, ossia andare a prendere in considerazione in primis la descrizione fisica, bibliografica e conservativa dell’opera, senza mai entrare nel merito del “carattere” di un libro in rapporto ai propri gusti personali.

Deve essere particolareggiata, spulciare tutti i segreti che un libro racconta, anche alla luce degli anni – o dei secoli – che si porta sulle spalle. Le considerazioni che seguono sono senz’altro valide anche per i libri moderni usati, ma diventano quasi indispensabili se in riferimento agli antichi.

Autore e titolo dunque. Quest’ultimo va trascritto per esteso, senza omissioni. Vi sono testi che hanno titoli chilometrici, con centinaia di parole. Bene, queste vanno riportate tutte. Sarebbe cosa buona rimanere fedeli, volendo fare un esempio, alle varie abbreviazioni latine per correttezza, ma per chi vende online l’indicizzazione dei motori di ricerca andrebbe a penalizzare questo virtuosismo. Per cui un corretto “vt” si può riportare come “ut” o un “cátu” può essere adeguato a “cantu”.
Si passa in seguito all’indicazione esatta di stampa: luogo, editore/stampatore e data di pubblicazione, tutti dati imprescindibili.

Segue poi la descrizione fisica vera e propria.
Il formato, ossia le misure e i “gradi” che si ricavano in rapporto al numero di pieghe dei fogli che vanno a formare le pagine (es. in 4° – o in-quarto – si ha quando l’altezza dei libri è generalmente compresa tra i 28 e i 38 cm).
La rilegatura, che va sempre descritta per quella è, senza abbellimenti fuori luogo, a meno che non si tratti oggettivamente di una rilegatura di gran pregio o davvero insolita. Descrivere ogni doratura, ogni tassello, ogni accessorio, la presenza o meno dei titoli, etc.
Vanno riportare le pagine, non andando a vederne soltanto l’ultima; devono essere contate una per una, sia per evidenziare eventuali errori di numerazione non compromettenti la completezza dell’opera ma soprattutto se vi siano carte mancanti.
Conseguentemente va riportato il numero esatto dei volumi, dei tomi e come questi siano “legatoriamente” disposti.
Importantissime sono le note, ossia tutte quelle informazioni aggiuntive sul libro che non rientrano nei suddetti campi.
In queste note vanno riportate tutte le caratteristiche circa l’occhietto e l’antiporta; il frontespizio, se con marca tipografica, se con testo in rosso e nero e/o in corsivo, se incorniciato, etc; il tipo di carattere tipografica; l’edizione specifica, se sia la prima, una successiva o una ristampa, e che tipo di traduzione; il tipo di carta; tutte le eventuali illustrazioni comprese nell’opera e di che tipo esse siano; la presenza di chiose al testo, di annotazioni manoscritte, di indici e tavole e di colophon e registro, con relativa segnatura.
Si conclude, infine, con la descrizione dello stato conservativo dell’opera. Va chiarito subito che le diciture “buone condizioni” o “opera in discreto stato” non significano nulla. Questo trarre delle conclusioni va riportato, eventualmente, alla fine dell’enumerazione dei difetti presenti in ogni parte del volume: danni alla rilegatura, mancanze di testo e/o tavole, restauri, presenza di umidità, muffe e/o parassiti, mancanza di alcuni volumi in relazione alla completezza dell’opera.
Infine si dovrebbero fornire notizie certe e circostanziate sull’opera, sulla sua genesi e sul suo autore. Preferibile sarebbe rimandare sempre ad un bibliografia ragionata.
Importantissimo, la scheda deve essere corredata da molteplici foto che suffraghino la nostra descrizione dello stato conservativo e che rendano bene l’idea delle caratteristiche proprie dell’opera.

Solamente in seguito a questa schedatura tecnica si può passare ad un proprio tocco “personale”. Tocco che non dovrebbe mai scadere in espressioni di giudizio soggettivo, tanto meno di incensazione, ma andare ad approfondire l’ultimo aspetto discusso, ossia le notizie inerenti l’opera.

Vediamo cosa invece è assolutamente da evitare.
Meglio sempre evitare schede striminzite, con poche informazioni e poco dettagliate.
La schedatura di un libro antico è ciò che dimostra la professionalità di un libraio, è il suo biglietto da visita e ed è quella ad ispirare fiducia.
Sono sconsigliabili quindi quelle “schede” che sembrano rivolte agli amici, in cui si presume che il cliente capisca al volo. La chiarezza ed i dettagli devono sempre prevalere.

Evitare il paragone con altri esemplari, con altri prezzi e di altri venditori, presenti sul mercato. Sia che la nostra copia sia migliore, che peggiore, meglio non stuzzicare i paragoni.
Mai, invece, andare a paventare azzardate ipotesi di investimento in caso di acquisto. Un bibliofilo ed un collezionista potrebbe giustamente storcere il naso. Per non parlare poi di quando queste affermazioni sono (volutamente?) errate ed inserite solo per carpire l’attenzione e la curiosità di qualcuno poco smaliziato. Entriamo qui nel campo della vera e propria truffa.

Concludendo, la scheda deve essere dettagliata, precisa e corretta dal punto di vista tecnico. Un tipo di schedatura di questo tipo, professionale, è sempre preferibile a quelle mendaci, stringate, discorsive ma senza dettagli e, ovviamente, a quelle menzognere. Anche per un collezionista che già conosce a mena dito ogni aspetto, questo perché una scheda realizzata professionalmente indica che il libraio è competente e che sa trattare i libri sotto ogni aspetto, non solo quello mercantile.

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