L’importanza fondamentale del Frontespizio

Tendenzialmente per separare e distinguere gli incunaboli e i libri antichi si utilizza un separatore temporale: i libri stampati dal 1452-1453 fino al 1500 compreso (alcuni indicano fino a marzo 1521 prendendo in esame i diversi calendari esistenti) sono considerati incunaboli, quelli dal 1501 fino al 1830 libri antichi.

L’incunabolo (termine mutuato dal latino che va a significare la “culla” dell’epoca tipografica) differisce sotto molti aspetti dalle cinquecentine, seicentine, ecc., insomma dai libri antichi. Uno di questi – uno dei principali e contemporaneamente uno dei meno sottolineati – è la presenza o meno del frontespizio.

Il frontespizio (altro termine di origine latina che sta a significare “guardare il fronte”) è, a ragione, considerata la carta d’identità del libro. Si tratta della prima (sebbene a volta preceduto dall’occhietto, ove è riportata una versione breve del titolo) pagina stampata del libro, dove vengono riportati generalmente autore, titolo, sottotitolo, editore, anno di stampa e concessione di stampa.

Negli incunaboli il frontespizio è assente, si tratta di una particolarità dei libri antichi.

I primi cominciano direttamente con il testo, e vengono contraddistinti dalle prime parole o dalla prima frase, che prende il nome di incipit. Per risalire, invece, all’anno di stampa ed allo stampatore si rimanda all’ultima pagina, il colophon (origine greca, significato “fine”).
La peculiarità più importante dei libri antichi, in riferimento alle differenze tipografiche nei confronti degli incunaboli, è data invece proprio dai frontespizi.

Sembra che la prima opera a stampa provvista di frontespizio sia il Calendarium di Regiomonte, stampato a Venezia nel 1476. Si ha quindi un incunabolo, se categorizzato temporalmente, e allo stesso tempo un libro antico, per caratteristiche tipografiche. Questo proto-frontespizio riporta infatti il nome dell’autore, il titolo dell’opera e i nomi dei vari stampatori, tutti all’interno di una bella cornice quadrata.

Con l’avvento del Cinquecento il frontespizio diventa caratteristica comune della produzione libraria. Cominciano a comparire i primi fregi e le prime vignette xilografiche, caratteristiche che andarono man mano generalizzandosi. I primi frontespizi hanno come tratto comune la semplicità e la presenza del testo in caratteri rossi e neri.

Già dalla metà del XVI secolo e fino a tutto il XVII il frontespizio si evolve sempre più, assurgendo spesso a vera e propria opera d’arte. La presenza di raffigurazioni incise si fa più preponderante, anche grazie alla comparsa delle marche tipografiche che caratterizzano molti stampatori.
Iniziano a diffondersi anche frontespizi totalmente incisi, in cui il testo è inquadrato in maestose cornici architettoniche calcografiche, ornate da innumerevoli vignette a carattere bucolico, sacro o comunque rapportate al contenuto del testo.

Con il Settecento, specie dalla seconda metà, e a seguire per tutto l’Ottocento, il frontespizio ritorna ad essere marginale, presente ma molto più sobrio e senza quei “fronzoli” ornamentali propri del Rinascimento. Vanno sparendo tutte le raffigurazioni incise, restano solamente le indicazioni testuali, raramente accompagnate da qualche scarno fregio xilografico o su rame.

Va quindi tenuta sempre presente l’importanza fondamentale del frontespizio, che ha rappresentato un vero e proprio passaggio d’epoca nella produzione libraria, rendendo anche più facile la catalogazione degli antichi testi. Un elemento chiarificatore e modernizzante della tecnica tipografica rinascimentale, un ulteriore passo per vedere allontanarsi il manoscritto come modello per il libro vero e proprio.

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