Print on demand e libri antichi

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Ogni bibliofilo sa bene che mettere in piedi e mantenere una buona collezione di libri antichi è tutto fuorché economico. Come si suol dire “le cose belle si pagano” e questo mercato non fa eccezioni.

Ovviamente ci sono testi antichi anche molto accessibili, ma la bassa richiesta economica è quasi sempre determinata dalle alte tirature o da stati conservativi discreti se non pessimi; insomma, non si parla quindi di opere di grande valore collezionistico.

I libri più pregiati, va da se, sono sempre i più rari e, di conseguenza, i più costosi. Non tutte le tasche possono sopportare esborsi a tre, quattro, a volte anche cinque zeri.

Per sopperire a ciò, anni fa si fece largo una nuova forma di editoria, il print on demand (stampa su richiesta).

Nata come forma di autopubblicazione, bypassando così il servigio reso dagli editori, una sfera di quest’attività si è andata orientando nella ristampa di libri antichi ed introvabili.

Il procedimento è semplice: si parte da una copia digitalizzata (scansionata e salvata in file digitale) per poi stamparla sempre in digitale, non utilizzando le dispendiose tecniche tipografiche off-set, e infine rilegata.

Come intuibile si tratta di un procedimento che risulta particolarmente economico, per quanto la stampa in digitale possa spesso garantire elevati standard qualitativi.

Sul piano pratico, quindi, rivolgendosi al print on demand è possibile portarsi a casa, anche per meno di cento euro, una ristampa, ad esempio, della prima edizione illustrata dei celebri Discorsi del Matthioli, rara sul mercato e quotata diverse migliaia di euro se completa.

Attualmente questo genere di mercato è totalmente assente in Italia, ossia se un cliente italiano volesse usufruire del servizio di print on demand in riferimento a qualche libro antico si dovrebbe rivolgere al mercato estero, specialmente americano, canadese ed indiano.

Questo è, in parte, dovuto al costo elevato delle attrezzature di stampa utilizzate, specialmente se consideriamo che il mercato del libro antico non è poi così florido in Italia; si andrebbe quindi probabilmente verso un investimento rischioso per un “libraio” che volesse specializzarsi in questa tecnica.

Veniamo però al nocciolo della questione.

Il print on demand è, sì, conveniente dal punto di vista economico, ma assolutamente scadente, se non addirittura deplorevole, dal punto di vista collezionistico.

Come detto, con poche decine di euro (indicativamente dai trenta fino ai cento) si possono acquistare ristampe di moltissimi libri antichi, alcuni dei quali letteralmente spariti dal mercato.

Ma qual è il risultato che avremmo poi tra le mani?

Terra terra, fotocopie rilegate alla bene e meglio. Non si tratta di molto altro.

Per estremizzare, si tratta di una stampa di quei testi antichi spesso presenti digitalizzati su Google books, rilegati e venduti molto spesso in formato similare alle dispense universitarie. Ovviamente vi sono poi venditori che offrono anche un vero e proprio servizio di rilegatura ma la sostanza non cambia poi di molto.

Il print on demand può avere una sua ragione d’essere nel campo dell’autopubblicazione per gli autori che non vogliono sobbarcarsi dispendiose realizzazioni editoriali.

Nel campo della ristampa dei libri antichi possono trovare il favore di chi utilizza questi testi per studio, non certo di chi li colleziona.

Un ricercatore che ha bisogno di consultare le teorie contenute in qualche libro antico stimato migliaia di euro ordina una copia realizzata su richiesta e con quaranta euro può completare la sua tesi, la sua ricerca o una semplice bibliografia.

Un collezionista difficilmente prediligerà la spesa nettamente inferiore della copia rispetto all’originalità economicamente proibitiva dell’opera antica. Il collezionista, da buon maniaco, preferirà compiere innumerevoli sacrifici pur di poter acquisire l’opera originale.

Questo perché, come per ogni riproduzione, i valori aggiunti dell’autenticità, dell’unicità della copia, della sopravvivenza al tempo vengono chiaramente meno o, per lo meno, vivono in un tenue riflesso nella scannerizzazione. Il collezionista vive per le emozioni che il libro gli trasmette, una stampa digitale è invece spuria.

Come dicevamo, in Italia questo mercato non ha mai preso piede – si sta sempre parlando del print on demand dei libri antichi – e difficilmente è ipotizzabile un’inversione di tendenza sul breve periodo. Sfortunatamente non siamo riusciti ad entrare in possesso di statistiche circa le importazioni di print on demand in Italia, ma pensiamo di non sbagliare se le stimiamo come poco ingenti.
I libri antichi non sono la merce più ricercata nell’ambito del collezionismo nazionale ma hanno comunque un buon numero di estimatori. Difficilmente un amatore del libro antico sarà orientato all’acquisto di una “brutta copia”, a meno che l’originale sia davvero agognato e parimente irreperibile o che se ne necessiti per studio e ricerca.
In estrema sintesi, queste le motivazioni per cui questo genere di print on demand in Italia non è affatto sviluppato.

A conclusione, esprimo il mio personalissimo parere: una copia digitalizzata, stampata e rilegata, fosse pure di pregio, non avrà mai lo stesso fascino, lo stesso significato storico che un libro realmente antico testimonia e possiede.
Il print on demand può certamente essere utile per ragioni e necessità di studio, ma è auspicabile, anche se di già praticamente impossibile, che non raggiunga mai una fetta nemmeno marginale dell’ambito collezionistico.

N.B. Il presente articolo non vuole focalizzarsi sugli aspetti positivi – o negativi – della digitalizzazione del patrimonio librario antico né sull’accessibilità che da questa deriva. Trattasi invece di un semplice spunto di riflessione sul fenonemo del print on demand nell’ambito dei libri antichi e del delativo mercato.

2 thoughts on “Print on demand e libri antichi

  1. Il print on demand e il collezionismo non hanno niente in comune, e chi colleziona libri “stampati apposta” è un fuori di testa, ma chissà che in futuro anche questo punto di vista possa cambiare…Se ne sono viste tante. Io comunque per mia utilità scarico, stampo, rilego tanti volumi dell’Ottocento che mi servono per studio e che non trovo nelle biblioteche vicine. Un domani questi volumi, di nessun valore collezionistico ,perchè appunto ” fotocopie”, ma di estrema utilità culturale, a chi li lascerò? Una biblioteca potrebbe benissimo acquisirli come mia donazione e farne partecipe gli interessati: in questo caso è il testo che ha valore. Detto questo, però, io dispongo di un libro fotocopiato ,introvabile in originale, perchè stampato in poche copie sparite subito, una biografia di Guglielmo II di Germania, che ha valore di per se come opera ma che a questo punto è diventata oggetto di collezione, perchè uno dei pochi testimoni rimasti dell’originale. Lo cederei solo a caro prezzo, a prezzo appunto di collezionista

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