Segnatura e formula collazionale nei libri antichi

segnaturaCollazione: termine che deriva dal latino collatio -onis «conferimento, confronto», derivato a sua volta di collatus, participio passato di conferre «portare insieme, confrontare».
La collazione ha, nel campo dei libri antichi, una grandissima importanza, poiché il confronto tra due o più esemplari porta ad una certezza quasi matematica circa l’autenticità e la completezza degli stessi.

A fini collazionistici, uno dei principali metodi di lavoro consiste nell’analisi e nel raffronto della segnatura. Oggi andremo quindi ad analizzare di che cosa si tratta.

Occorre però un brevissimo excursus: per la stampa dei libri antichi, come sappiamo, venivano utilizzati fogli di grande formato che venivano piegati, tagliati ed in seguito rilegati per andare a formare i fascicoli che davano vita al libro vero e proprio. Per i rilegatori non era quindi semplice gestire operazioni di questo genere, gli errori di rilegatura erano all’ordine del giorno. Per ovviarvi la soluzione adottata fu quella di stampare al recto di ogni carta, al margine inferiore, una piccola lettera dell’alfabeto e/o numero e simboli in ordine progressivo, in modo da identificarla univocamente e di poterla successivamente disporre per la piegatura e la legatura in ordine corretto.
Questo “escamotage” prende il nome di segnatura. Oltre alla segnatura, invero, c’è anche un altro modo per semplificare i processi legatori, quello di riproporre a fine pagina la parola iniziale, o parte di essa, della pagina successiva.

La segnatura si avvale di solito dell’utilizzo delle ventitre lettere dell’alfabeto latino (ad esclusione della w e con una scelta esclusiva tra i e j e tra u e v), della numerazione araba (ma anche romana) e di alcuni simboli presi in prestito soprattutto dall’alfabeto greco.

Generalmente, i fascicoli venivano numerati solo per la prima metà delle carte che lo costituivano, per cui un fascicolo iniziale, le cui carte di solito sono identificate dalla lettera A, formato da otto carte, ne presenta solo quattro di contate, per cui la sua segnatura sarà A4, o A4, che stanno ad indicare la carta A, la A1, la A2, la A3 e la A4 e le successive quattro non segnate.

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Tabella riportante esempio di segnatura con caratteri speciali, elaborata dalla Università di Modena e Reggio Emilia – CSBA – Fondi antichi

Va ricordato che bisogna sempre annotare la differenze tra maiuscole e minuscole e che sovente nella segnatura venivano utilizzati anche simboli speciali che, in mancanza di una possibile trascrizione letterale, vanno “tradotti” con notazioni convenzionali.

Passiamo ora a fornire qualche esempio esplicativo.

Poniamo il caso di una segnatura regolare, ossia composta da 23 fascicoli, ognuno costituito da quattro carte, segnati con lettere da A a Z. La formula corrispondente sarebbe A-Z4, o A-Z4. Si ricordi infatti che gli estremi della segnatura vanno separati dal classico trattino.
Per inciso, come intuibile, la segnatura va ad indicare il numero di carte ricavate dalla piegatura del foglio, per cui l’esponente sarà sempre pari, a meno che non si contino aggiunte o sottrazioni posticce di carte che andranno indicate per mezzo di una parentesi tonda, es. A-Z8 (-Z3).

Poniamo il caso che i fascicoli siano invece segnati prima dalle lettere dalla A alla Z e successivamente dalle doppie lettere, ossia AA, BB, etc. fino a TT. Ricavati il numero di carte per fascicolo la formula corrispondete sarà quindi A-TT8 o A-TT8 o addirittura A-2T8 (che altro non è se non la somma di A-Z8 + AA-TT8).

Può anche capitare che il primo fascicolo differisca nella segnatura da quelli che seguono. Poniamo il caso che il primo fascicolo, segnato in A, conti solamente quattro carte, mentre i successivi fino a NN sempre otto. La formula collazionale sarà quindi A4 B-NN8.

Vi possono pure essere fascicolo il cui numero di carte sia in alternanza continua, come per esempio il fascicolo in A conti quattro carte, quello in B otto, quello in C quattro, quello in D otto e via seguendo. La formula che si ricava sarà dunque la seguente A-D4/8, con 4/8 che indica l’alternanza continua tra le carte dei fascicoli che si susseguono.

Qualora poi la segnatura dei fascicoli fosse contrassegnata in numeri e non in lettere la formula andrebbe ricavata in questo modo: i numeri identificativi dei fascicoli separati da trattino come per le lettere, mentre l’esponente tra parentesi tonda – es. 1-12(4) – o in alternativa inserendo i numeri identificativi tra una virgoletta per separarli dall’esponente – es. ‘1’-’12’4.

Di solito i fascicoli non segnati vengono contrassegnati dal pi greco (riportato o come p minuscola o con il carattere esatto).

Infine, per andare ad identificare univocamente la carta si va a prendere lettere ed esponente (esempio carta CC3), mentre per la pagina si effettua lo stesso procedimento inserendo dopo lettera ed esponente la r per recto e la v per verso (esempio pagina Z6r).

La formula collazionale, così come evidenziato, emerge quindi come elemento di assoluta importanza e rilievo al fine di una corretta verifica per stabilire la completezza di un’opera e la sua assoluta autenticità.

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